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Natura Botanica

CONCARENA, UN GIARDINO BOTANICO E QUALCOSA DI PIU'
 

La Concarena e’ veramente una montagna snobbata dai bresciani. Bisogna farla conoscere, apprezzarla; e’ un'offesa lasciarla dimenticata e deserta.  E' una miniera, anzi, un'enciclopedia aperta con le cose piu' strane: fossili, flora, fauna.
Pochi passi fuori dal rifugio, sul sentiero verso le pareti strapiombanti dei Ladrinai e della Bacchetta, oppure sul tracciato verso il passo di Baione, o dei Campelli ed e’ gia’ meraviglia.
La Concarena di Lozio, con la valle di Baione e i pratoni sopra Laveno e’ un paradiso di fiori. I pratoni si ammantano di gladioli, di gigli bianchi (Anthericum Liliago) Paradisia, di fritillaria, di margheritoni da ricordare le specie di giardino, di stelle alpine grosse come mai viste e appena affiorano le rocce: Potentilla Persicina, Camedrio, Silene Acaulis, Petrocalis Pirenaica, Pulsatille, Astri, Gipsofile, Sassifraghe Caesia e Vandelli, Campanula Raineri ecc. fino ai "giardini di bordura" della parte culminante sugli spartiacque strapiombanti verso la Valcamonica.
Nel versante nord, quella di Cerveno e Ono San Pietro, la vegetazione e’ tutta diversa. Si sviluppa in modo bizzarro e capriccioso: ciclamini e mughetti convivono con stelle alpine, camedri e salici alpini; faggi e mughi con soldanelle e piguicole; primula lombarda e valeriane con la campanula Raineri; sassifraghe di Host e Umbrosa con la Vandelli e la Cesia o con la Alzoides e addirittura con l'Androsacea.
Ma in questo giardino, a dir poco scomposto, sempre e’ costante la sproporzione di rapporto fra vegetazione e altitudine: a quota 1300 metri non si trova piu’ un abete, mentre i fiori tipici delle quote nivali (oltre i 2000 metri) si incontrano a livelli di 1300-1400 metri, con una presenza cosi costante e diffusa da impressionare.

Si può comprendere meglio il fenomeno percorrendo il sentiero che dalle baite del Mella (verso il Passo Campelli) porta al Rifugio Iseo, appena superate "le Rovine de la Tora", in un vasto macereto gia’ erbato e abetato interamente vegetato da larici, si puo' notare, appena sopra il tracciato, un imponente masso dalla caratteristica e sporgente tettoia, il "buss del vet".

Ai piedi del masso il terreno e’ pulitissimo, non un filo d'erba, e le fessure tra un masso e l'altro sono veri camini di aria gelida, che si percepisce anche ad alcuni metri di distanza. L’associazione di pensiero tra il suolo gelido e la flora tipica delle alte quote è immediata.

Lungo il sentiero che porta al rifugio; ogni tanto si notano fessure tra i pietroni di detrito con margini pulitissimi, liberi da ogni vegetazione; ci si avvicina e spesso, senza nemmeno accostare la mano, cogli l'aria gelida che esce dal suolo. L'acqua sgorga ogni tanto in sorgentelle invitanti, ma così fredde da bloccare lo stomaco.

Siamo probabilmente di fronte ad un fenomeno analogo a quello, dichiarato parco naturale, della valle del Freddo nella bergamasca Val Cavallina.

Abbiamo gia' allestito cinque album, depositati al Rifugio, con oltre cinquecento fotografie di fiori che documentano il fenomeno.


 

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